La scuola verso il Semantic Web: tools, applicazioni, ragioni di SocialNetworking



Laura Antichi Virginia Albertiwhitepaper.jpg

(eternamente in sviluppo a venire)

un White Paper secondo il significato ad esso attribuito nel Marketing:una pubblicazione scritta da un professionista esperto di una materia che offre informazioni di qualità e di interesse ad un pubblico selezionato di utenti


Incipit agli incontri



1
E così sii –
Veloce come il vento,
Lento come una foresta,
Assali e devasta come il fuoco,
Sii immobile come una montagna, misterioso come lo Yin,
Rapido come il tuono.
(Sun Tzu)
2
Una tazza di the
Un filosofo si recò un giorno da un maestro zen e gli dichiarò: "Sono venuto a informarmi sullo Zen, su quali siano i suoi principi ed i suoi scopi". "Posso offrirti una tazza di the?" gli domandò il maestro. E incominciò a versare il the da una teiera. Quando la tazza fu colma, il maestro continuò a versare il liquido, che traboccò. "Ma che cosa fai?" sbottò il filosofo. "Non vedi che la tazza é piena?" "Come questa tazza" disse il maestro "anche la tua mente è troppo piena di opinioni e di congetture perché le si possa versare dentro qualcos'altro... Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?"
(favola Zen)
3
Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica. Le immagini di leggerezza che io cerco devono lasciarsi dissolvere come sogni dalla realtà del presente e del futuro …

(Italo Calvino, Lezioni americane)
4
A Ersilia, per stabilire i rapporti che reggono la vita della città, gli abitanti tendono dei fili tra gli spigoli delle case, bianchi o neri o grigi o bianco-e-neri a seconda che segnano relazioni di parentela, scambio, autorità, rappresentanza. Quando i fili sono tanti e non ci si può più passare in mezzo, gli abitanti vanno via: le case vengono smontate; restano solo fili e i sostegni dei fili.
Dalla costa d’un monte, accampati con le masserizie, i profughi di Ersilia guardano l’intrico di fili tesi e pali che s’innalza nella pianura. È quello ancora la città di Ersilia, e loro sono niente.
Riedificano Ersilia altrove. Tessono con i fili una figura simile che vorrebbero più complicata e insieme più regolare dell’altra. Poi l’abbandonano e trasportano ancora più lontano sé e le case.
Così viaggiando nel territorio di Ersilia incontri le rovine delle città abbandonate, senza le mura che non durano, senza le ossa dei morti che il vento fa rotolare: ragnatele di rapporti intricati che cercano una forma.
Le città e gli scambi, in Italo Calvino Le città invisibili, Mondadori, MI 2002


5
Sto camminando lungo un sentiero. Vado dove mi portano i miei piedi. Il mio sguardo si posa sugli alberi, sugli uccelli, sulle pietre. All'orizzonte vedo stagliarsi la sagoma di una città. Aguzzo la vista per distinguerla meglio. Sento che quella città mi attira. Non so come, ma mi rendo conto che in quella città potrei avere tutto ciò che desidero. Tutte le mie mete, i miei obiettivi e i miei successi. Le mie ambizioni e i miei sogni, quello cui aspiro, vivono in quella città. Quelllo che vorrei ottenere, quello di cui ho bisogno, quello che più mi piacerebbe essere, quello cui aspiro, quello che tento di fare, per cui lavoro, quello cui ambisco da sempre, quello che sarebbe il mio più grande successo. Immagino che tutto stia nella città. Senza un attimo di esitazione mi metto a camminare verso di lei. Poco dopo il sentiero comincia a salire. Mi sento un po' stanco, ma non importa. Vado avanti
6
DOVE IL MURO NON ESISTE ...
"Trenta raggi si riuniscono in un mozzo, ma l'uso del carro dipende proprio dal non essere nulla singolarmente ciascuno di essi; con l'argilla si fa il vaso, ma l'uso del vaso sta proprio nel vuoto; porte e finestre si ritagliano nei muri di casa, ma proprio dal vuoto, dove il muro non esiste, si realizza la funzionalità della casa. Perciò l'utilizzo dipende dalle cose materiali e la funzionalità da ciò che è immateriale." (Lao Tse)
7
FAVOLA ZEN
L'uomo e la tigre

Un uomo stava camminando nella foresta quando s'imbatté in una tigre. Imbraccò il fucile, ma prima di sparare fece l’errore di guardarla negli occhi e non ebbe più il coraggio di premere il grilletto. Fatto dietro-front precipitosamente, si mise a correre inseguito dalla belva. Giunse sull'orlo di un precipizio, ma per fortuna trovò da aggrapparsi al ramo sporgente di un albero. Guardò in basso, e stava per lasciarsi cadere, quando vide sotto di sé un'altra tigre. Come se non bastasse, arrivarono due grossi topi, l'uno bianco e l'altro nero, che incominciarono a rodere il ramo. Sapeva che ad un certo punto sarebbe precipitato.
Fu allora che l'uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Tenendosi con una sola mano, con l'altra spiccò la fragola e lo mangiò. Com'era dolce!
8
Listen!
FAVOLA ZEN

IL MILLEPIEDI


Un millepiedi viveva sereno e tranquillo.
Finché un rospo un giorno gli chiese:
"In che ordine metti i piedi l'uno dietro l'altro?". Il millepiedi incominciò a lambiccarsi
il cervello e a fare innumerevoli prove.
Il risultato fu che da quel momento
non riuscì più a muoversi.
- Nella reticolarità del pensiero l’ordine è il rimando e la connessione, non la successione. -

9
PURO E ... VUOTO
Diceva un foglio bianco come la neve: "Sono stato creato puro, e voglio rimanere così per sempre. Preferirei essere bruciato e finire in cenere che essere preda delle tenebre e venir toccato da ciò che è impuro". Una boccetta di inchiostro sentì ciò che il foglio diceva e rise nel suo cuore scuro, ma non osò mai avvicinarsi. Sentirono le matite multicolori, ma anch'esse non gli si accostarono mai. E il foglio bianco come la neve rimase puro e casto per sempre - puro e casto - ma vuoto. (Kahlil Gibran)
10
Le idee si trasformano in noi, trionfano sulle resistenze che inizialmente opponiamo loro e si nutrono di ricche riserve intellettuali già pronte, che non sapevamo destinate ad esse.
(Marcel Proust)
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
E per finire siamo come l'asino della storia Sufi, comunque altri dicano e facciano di noi:
"Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo.
Non si era fatto male, ma non poteva più uscirne.
L'asino continuò a ragliare sonoramente per ore, mentre il proprietario pensava al da farsi.
Finalmente il contadino prese una decisione crudele: concluse che l'asino era ormai molto vecchio e che non serviva più a nulla, che il pozzo era ormai secco e che in qualche modo bisognava chiuderlo.
Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per tirare fuori l'animale dal pozzo. Al contrario chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l'asino. Ognuno di loro prese un badile e cominciò a buttare palate di terra dentro al pozzo. L'asino non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo con lui e pianse disperatamente. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l'asino rimase quieto. Il contadino alla fine guardò verso il fondo del pozzo e rimase sorpreso da quello che vide.
Ad ogni palata di terra che gli cadeva addosso, l'asino se ne liberava, scrollandosela dalla groppa, facendola cadere e salendoci sopra. In questo modo, in poco tempo, tutti videro come l'asino riuscì ad arrivare fino all'imboccatura del pozzo, oltrepassare il bordo e uscirne trottando. La vita andrà a buttarti addosso molta terra, ogni tipo di terra. Principalmente se sarai dentro un pozzo.
Il segreto per uscire dal pozzo consiste semplicemente nello scuotersi di dosso la terra che si riceve e nel salirci sopra."
















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